Prima tappa: Bari

E’ stata una giornata piena di emozioni, questa prima tappa a Bari. In una piazza, nient’affatto silente, ma curiosa, determinata a capire cosa succede nel camion, cosa vogliono raccontare quelle immagini di migranti e rifugiati in transito dalla Grecia verso l’Italia e soprattutto verso l’Europa. Alcuni di loro li abbiamo ritrovati in piazza, accanto al nostro container itinerante: hanno bloccato la strada davanti il palazzo del comune, protestando per la mancanza di un alloggio. Da tre mesi a Bari e in maggioranza afgani, hanno chiesto in prefettura un posto letto nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo della citta’, ma invano. I ragazzi, anche minorenni, sono stati rimandati in Italia perche’ “dublinati”, cioe’ espulsi da paesi del nord Europa perche costretti dal regolamento di Dublino a restare in Italia, il paese per loro di prima accoglienza e dove hanno ottenuto il permesso di protezione. Ma che protezione e’ non avere neanche un letto,un luogo dove poter stare? I ragazzi che protestano dormono in strada e in Italia, anche per questo, non vogliono rimanere. Il loro progetto di vita che li avrebbe portati altrove, e’ stato interrotto, il loro sogno disfatto, la loro prospettiva di vita cancellata. Dal 2008, dopo aver vissuto nell’ombra in nord Europa, se pur “protetti” sono senza diritti, senza futuro, senza accoglienza, senza vita. La polizia, arrivata in piazza, li ha obbligati a liberare la strada e ha raccolto, intimorendoli, i loro documenti. Poi pero’,anche loro, hanno capito: li hanno accompagnati in questura in cerca di risposte e di un letto.

Uno dei ragazzi afgani riconosce i luoghi in cui ha vissuto nelle foto di European Dream.

Afgano nel camion European Dream

Afgano nel camion European Dream